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Aldo Fabrizi (1906-1990)

Considerato come uno dei più grandi attori italiani di sempre, il nome di Fabrizi è indelebilmente legato ad uno dei capolavori della cinematografia italiana, vale a dire "Roma città aperta" (1945) di Roberto Rossellini, dove lo stesso interpreta il "centrale" ruolo di Don Pietro.

Tra le altre pellicole di grande successo da lui interpretate ricordiamo: "Campo de' fiori" (1943) di Mario Bonnard, "Vivere in pace" (1946) di Luigi Zampa e "Guardie e ladri" (1951) di Steno, al fianco di Totò.

Attore completo e poliedrico, Fabrizi è riuscito sovente a coniugare la comicità bonaria e l'intensità drammatica (si pensi a un film - poco valorizzato - quale "Natale al campo 119" (1947) di Pietro Francisci o a "La famiglia Passaguai" (1951) da lui stesso diretto.

Fabrizi era un assiduo cliente di "Checco" e tutti lo ricordano come un uomo pacioso e riservato, ma capace di far sorridere anche solo con uno sguardo, con un gesto, con una parola.

Le foto che lo ritraggono mangiare i rigatoni al sugo sono tra le più belle, suggestive e divertenti presenti all'interno del ristorante e rappresentano una sorta di piccola eredità lasciata da Fabrizi. Sì, perché per l'Aldo nazionale il pranzo, il cibo, la tavola avevano un senso di sacralità e di ritualità poco riscontrabile in altri uomini dello spettacolo che hanno fatto visita a "Checco".

Fabrizi muore nel 1990 e tutta Roma, ma anche il resto d'Italia lo pianse consapevole di aver perso uno dei più grandi interpreti di tutto il novecento. Dopo poco gli è stata intitolata una via di Roma, nel quartiere Tuscolano.