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Francesco Rosi (1922)

Regista napoletano, ma di romana adozione, Rosi è stato uno degli antesignani del cosiddetto cinema civile.
"Salvatore Giuliano" (1962), il suo capolavoro assoluto; "Le mani sulla città" (1963) con Rod Steiger; "Il caso Mattei" (1972) con Gian Maria Volonté sono solo alcune delle sue opere, tutte imperniate, appunto, sull'impegno e la passione civile.

Rosi è stato insieme a Damiani e Petri, seppur con altre specificità, uno dei padri del cinema d'impegno, affrancato dalla tradizione neorealista e dalla commedia di costume o dalle commedie di satira caustica e corrosiva.

Da "Checco" Rosi lo ricordiamo in compagnia di Federico Fellini e di Ennio Morricone, due mostri sacri del cinema italiano, in occasione di un faraonico pranzo di nozze di un amico comune.
Il personale di Checco ricorda bene le congratulazioni del regista alla cucina del ristorante…

Tra le altre pellicole di successo da lui dirette, ricordiamo: "I magliari" (1959) con Alberto Sordi; "Uomini contro" (1970) con Volonté, Cuny e Mark Frechette; "Tre fratelli" (1981) con l'incredibile trio Noiret-Placido-Mezzogiorno. Un flop commerciale e di critica fu, invece, il suo "Cronaca di una morte annunciata" (1984) tratto dall'omonimo romanzo di Garcia Marquez.