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Gianni Rivera (1943)

È il golden-boy per antonomasia, il genio, il primo giocatore italiano (lo seguiranno Paolo Rossi nel 1982 e Roberto Baggio nel 1994) a vincere il "pallone d'oro", il prestigiosissimo riconoscimento calcistico assegnato dalla rivista "France Football".

Proprio in quell'anno, nel 1969, Rivera fece visita a "Checco", rimanendo incantato dalla cucina romana (lui, piemontese di nascita e milanese d'adozione) e dall'affetto ad egli riservato durante la sua apparizione.

Da più di 10 anni Rivera è diventato un politico a 360 gradi ed è stato spesso investito anche di incarichi da parte dei governi via via succedutisi.
D'inclinazione centrista, Rivera ha fatto sovente parte di "gruppi misti", indice di una sua sostanziale libertà di pensiero e di azione che rispecchiano, neanche a dirlo, anche le sue caratteristiche di giocatore.

L'eredità di Gianni Rivera, la sua classe, i suoi lanci, le sue intuizioni sono stati raccolti da Francesco Totti, il capitano della Roma del terzo scudetto.

In carriera, Rivera ha vinto con il Milan quasi tutto ciò che era possibile vincere con un club: 3 scudetti, 1 Coppa dei Campioni, 1 Coppa intercontinentale, 1 Coppa delle Coppe e tanti altri trofei minori.

In Nazionale, sua croce e delizia - ricordando i mondiali di Messico 1970 - ha totalizzato 60 presenze, realizzando 14 reti, tra cui, la rete celeberrima del 4 a 3 alla Germania nella semifinale dei Mondiali succitati.