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Mario Monicelli (1915)

Considerato come uno dei più grandi registi italiani di tutti i tempi, Monicelli, toscano di nascita, romano per necessità professionali, ha lasciato un'impronta indelebile per tutta la seconda parte del secolo scorso.

Il suo capolavoro, "La grande guerra" (1959) è da molti ritenuto il più bel film della storia del cinema italiano. Sue anche opere quali "Guardie e ladri" (1951), "I soliti ignoti" (1958), "L'armata Brancaleone" (1966), "Romanzo popolare" (1974) e "Il Marchese Del Grillo" (1981).

Le sue agrodolci commedie, i suoi abietti e beffardi personaggi, il suo stile cinico ed incisivo lo fanno ritenere come uno dei "cattivi" (insieme a Pietro Germi e Dino Risi) dei cineasti italiani. Monicelli, però, sebbene abbia sempre ostentato una certa aggressività, soprattutto nel suo lavoro, nella realtà, ha spesso dimostrato grande affabilità e simpatia.

Da "Checco", infatti, lo ricordano in una serata particolarmente divertente insieme a due sue muse quali Silvana Mangano e Monica Vitti alla fine degli anni '60. Con la Mangano, infatti, lavorò insieme ne "La grande guerra" e con la Vitti nel divertente e pre-femminista "La ragazza con la pistola" (1968). Il personale di "Checco" ricorda molto bene quella cena di oltre 30 anni fa proprio per l'impressione che ebbero nel sentire fragorose risate da 3 "mostri sacri" del cinema spesso ritenuti, a torto, poco inclini a divertirsi in situazioni "reali".

Monicelli, ultraottuagenario, continua a girare film per il cinema (con poca fortuna, negli ultimi anni) e sceneggiati per la televisione (con discreto successo) mantenendo un'invidiabile lucidità e una capacità di critica della società e del cinema molto efficace e penetrante.