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Avventori Illustri |
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Renato Rascel (1912-1991) Torinese solo di nascita, figlio d'arte e artista completo e versatile. Eccelso nella recitazione, nel canto e nella danza, il "piccoletto nazionale" è stato sulla scena per più di mezzo secolo, alternando ruoli comici a grandi interpretazioni drammatiche. Il suo acme cinematografico lo raggiunse nel film "Il cappotto" di Lattuada (1952) la cui intesa interpretazione gli valse un coro unanime di apprezzamenti, soprattutto extranazionali. Tra i suoi film più noti e più "impegnati": "La passeggiata" (1954), "Policarpo ufficiale di scrittura" (1958) e "Il giudizio universale" (1961) con la regia di Vittorio De Sica. Quando veniva da "Checco", chiedeva sempre un tavolo un po' in disparte e, non amando molto la popolarità, si faceva spesso assegnare il tavolo meno "visibile". Così, quando i ragazzi si avvicinavano a lui, li minacciava scherzosamente puntando contro di loro forchette e coltelli Ma da grande attore qual era osservava sempre tutto e tutti, cercando di trarre ispirazione per i suoi personaggi e le sue gag. Rimase celebre quando una volta chiese a un cameriere con l'allora canonica divisa a strisce bianche e rosse orizzontali e dai tratti fieri e duri: "Come ti chiami?" "Alvaro" rispose il giovane cameriere. "Alvaro, rassomigli a un corsaro!" Da qui il personaggio del piccolo corsaro interpretato da "Renatino", che darà vita anche a un film con la regia di Camillo Mastrocinque: "Alvaro piuttosto corsaro" (1954), per l'appunto. Nel 1991, quando Rascel scomparve, tutta Roma lo pianse sulle note di "Arrivederci Roma" e mai, come in quell'occasione, un tema musicale fu così drammaticamente azzeccato |