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La Lazio di
"papà" Lenzini
Č il 1974: la Lazio
č campione d'Italia.
Dopo 32 anni lo "scudetto" torna nella Capitale. Era stata la Roma di Amadei a
portarlo per la prima volta: era il 1942 c'erano ancora Mussolini e Vittorio Emanuele.
"Papā" Lenzini, il palazzinaro che "firmava pių cambiali che assegni"
č l'artefice numero uno di questa incredibile e antistorica impresa. Umberto
Lenzini č sempre qui, da "Checco": il ristorante č tappezzato dalle sue
foto.
Umberto il "fedelissimo", si dice firmasse i contratti sui tovaglioli di carta
alla fine di un buon pranzo, magari dopo un bicchiere di biondo vino. Lenzini,
un grande amico di Pippo.
Chinaglia,
Ghio, il compianto Maestrelli, Bendoni, Petrucci: quanti uomini di Lazio
a pranzo e a cena da "Checco" insieme al "Sor" Umberto. Sono
gli anni d'oro della societā biancoceleste prima dell'inferno degli anni
'80.
Solo una "gemma" negli anni cupi degli aquilotti: Bruno Giordano. Trasteverino,
parrocchiano di Don Pizzi, il prete "talent-scout" di giovani campioncini.
Bruno, bambino vivace, si affaccia spesso da "Checco" a portare i saluti della
mamma dopo aver comprato il latte a pochi metri dall'allora osteria.
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