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La Roma di Dino Viola

Col declino inesorabile lungo quasi un decennio della società laziale corrisponde l'ascesa della Roma.
Arriva il barone Liedholm e nel giro di tre anni riporta lo scudetto nella "Città Eterna". È il 1983: è passato meno di un decennio dalle fatiche di "Ercole" Chinaglia e dai vaticini di Lenzini.
È la Roma di Dino Viola e di Bruno Conti, di Roberto Pruzzo e Paulo Roberto Falcao, di Carletto Ancelotti e dell'indimenticabile "capitano triste" Agostino Di Bartolomei.

Il mai troppo compianto Presidente Viola, esempio di stile e di ironia viene una tantum qui da "Checco". Ma, a differenza del "Sor" Lenzini, mangia poco o nulla. Ordina patate lesse e poco altro: "Mi raccomando, Signor Filippo, non mi faccia appesantire…" Dino Viola, un uomo d'altri tempi.
Come un giocatore d'altri tempi era "Hulk" Sebino Nela, spesso da "Checco". Così come, per restare alla Roma, compariva di tanto in tanto il teutonico Rudi Völler, lo straordinario attaccante ingaggiato dal Werder Brema e campione del mondo nel '90 nella sua Roma: l'ultimo grande regalo del Presidente Viola prima della sua prematura scomparsa.
Con Völler un altro idolo giallorosso e campione del mondo viene a fare visita a "Checco": è Thomas Hassler, il piccolo e indemoniato "tornante" biondo.