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Tommaso Maestrelli (1922-1976)

Pisano di nascita ma romano, anzi "laziale" d'adozione. Sì, perché il nome di Maestrelli è indelebilmente legato alla squadra di calcio capitolina che lo stesso portò alla conquista di un inatteso quanto incredibile scudetto.

Da giocatore si mette in evidenza come centrocampista ordinato e intelligente, tanto da conquistare la Nazionale italiana. Come allenatore "esplode" con il Foggia, raggiungendo la serie A e ottenendo il massimo riconoscimento per un allenatore professionista: "Il seminatore d'oro".

Uomo saggio, riservato e prudente, Maestrelli è entrato letteralmente nella leggenda laziale, tanto che a lui è stata intitolata la curva sud dello Stadio Olimpico (quando gioca la Lazio) e il vecchio campo d'allenamento all'interno del quale fu edificata una statua a dimensione umana.

Da "Checco" Maestrelli veniva di tanto in tanto in compagnia del suo Presidente, Umberto Lenzini, uno dei più fedeli habitué del ristorante.

Colpito da un grave tumore nel marzo '75, e ritornato per un breve periodo sulla panchina della Lazio (appena in tempo per salvarla dalla serie B), si spegne nel dicembre '76, lasciando sgomenti tutti i tifosi della Lazio che lo hanno amato ed eletto (nel 2000) allenatore del secolo ma, più in generale, tutti quelli che lo hanno ammirato per la sua umanità, il suo stile e la sua misura.