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Trilussa (Carlo Alberto Salustri)

Carlo Alberto Salustri, al secolo Trilussa è stato il primo grande emblema della cultura romana a fare visita a "Checco".
Trilussa, ovvero il poeta del "buon senso" popolare, col suo stile trasandato e beffardo. Un uomo allergico al potere, ai potenti, sempre "dalla parte giusta". Un uomo della buona borghesia, scettico e diffidente, ma "un amico del popolo", come soleva definirsi, il "poeta della gente".

Quasi tre lustri di vita passati qui da "Checco", gli anni più intensi. I pranzi all'osteria, i brindisi alla Libertà, gli sberleffi alla protervia e all'idiozia fascista. La sua scomparsa improvvisa, a soli 20 giorni dalla nomina di senatore della Repubblica, segno di un destino che gli impedì di mischiarsi a legislatori, governanti e burocrati.

Tra le sue opere: "Ommini e bestie" (1908), "Le storie" (1915), "Lupi e agnelli" (1919), "La gente" (1927), "Libro numero 9" (1929), "Le cento favole" (1937).
Ovviamente, tutte le sue opere sono raccolte in "Poesie" (1951), opera postuma pubblicata un anno dopo la sua dipartita.

Nelle foto che tappezzano le pareti del ristorante Trilussa è in compagnia di alcuni scrittori-amici di sempre, tra cui Ceccarius, Virgilio De Paolis, Fefé e l'attore Checco Durante.

A rafforzare la memoria che il ristorante trasteverino conserva del grande poeta, la Piazza a lui intestata, proprio a un pugno di metri dal ristorante, tant'è che più che al nome della via, "Checco er carrettiere" è associato al nome della piazza, Piazza Trilussa, per l'appunto…